Era del social network. Esistenza di una comunity virtuale. Necessità di ostentare la propria individualità spersonalizzata. OSSIMORI.L’individualità di cui oggi parliamo non è certo quella dei poeti e pittori Romantici e il genio che quotidianamente cerchiamo di trovare scavando nella nostra materia grigia perde di quella spontaneità creativa che lo contraddistingue nella sua oggettività. Si, perché il genio è oggettivo. La connotazione soggettiva gliela abbiamo accollata noi nel momento in cui abbiamo sentito la necessità di dargli una definizione umana e terrena. Libero, schiavo del solito “ineffabile loro”, alternativo, oltre i limiti della morale,semplicemente “se stesso” dovrebbe essere l’artista. No a linee perfette, no a colori da catalogo freddi e calcolati. il background è fondamentale, la conoscenza di coloro che sono venuti prima è il pane quotidiano. Ma, come dicono i saggi vecchi canuti, “chi ha il pane, non ha i denti”. Non dite mai più che l’arte e’ morta. L’arte non è morta finchè ci saranno persone capaci di respirare arte e di dare arte. dare arte, ricevere arte. L’arte e’ una rete materica, visibile, tangibile, è atto e potenza insieme. L’arte e’ “dunamis”. la vita di colui che fa ciò, qualunque sia lo scopo e/o il fine, merita. non c’è più il bohemien, lo spostato, l’animale morente. la vita d’artista è la vita di molti, di tutti coloro che amano. Qualcuno mi ha insegnato che l’arte non è per tutti, ma che tutti devono avere la possibilità di conoscerla. e lo stesso vale per l’artista. colui che vive a modo suo senza essere un A-nomalo.
“SONO UN ARTISTA. L’ARTE NON HA COLORE E NON HA SESSO”.









