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	<title>Department 5</title>
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	<description>Scopri tutta la collezione per la donna e l&#039;uomo</description>
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		<title>R.M.: Scatti, sesso e follia.</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 14:18:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Io non credo nei dogmi e nella teologia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io non credo nei dogmi e nella teologia. Credo solo nell’essere una brava persona.” Cosi disse il fotografo statunitense Robert Mapplethorpe riguardo alla sua persona e alla sua arte. Frase del tutto sarcastica, considerando quanto provocatoria era la sua attività nel momento in cui furono pronunciate queste poche parole. Omosessuale dichiarato, “flamingo blu” del gruppo, muove i suoi primi passi a Brooklyn per poi appassionarsi di fotografia già in età adolescenziale. Sua musa e pseudo-compagna fu Patty Smith, giovane spiantata appena arrivata a New York con grandi velleità artistiche. Iniziò con una polaroid regalatagli nel 69, per poi passare a strumenti sempre più specifici. La fondazione Forma di Milano espone i suoi lavori dal passato 2 dicembre 2011 al futuro 8 aprile 2012. Luce, spazio, perfezione corporea, ricerca dell’ideale classico. Freddo, frigido alla prima occhiata ma capace di penetrare l’animo umano con un solo sguardo. I suoi autoritratti sono esplosivi. Dai primi in cui compare bello, a suo agio, bloccato in un’espressione di completa gioia di vivere, agli ultimi risalenti all’89 , anno della sua morte a causa dell’aids. Ogni suo soggetto, i fiori , i bambini, la culturista Lisa Lyon, Patty Smith e i vari “famosi” immortalati, i peni dei suoi amici e amanti (lett. I “cazzi”), trasudano una sessualità muta forme, capace di entrare nell’inconscio umano e pungolarti “le celluline grigie” finché non ti senti parte della sua realtà. I fiori parlano, così come i genitali e gli oggetti. Ma sopra ogni cosa sono gli occhi di Robert a colpire: una dicotomia vivente, tutt’oggi. Occhi vitrei ma pieni di curiosità e creatività, consci che le difficoltà inerenti alla sua sessualità lo avrebbero colpito meschinamente. Eppure, nelle sue foto, c’è l’amore per la vita, una richiesta di amore. Lui vuole amore, vuole avere e essere amato. È una mostra che ti sconquassa, ti lascia con il boccone amaro da ingoiare. E il bello di tutto ciò, è che non devi per forza inghiottirlo. Tutt’altro, ti da grande libertà</p>
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		<title>2+2=5!</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 12:32:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 5, dal latino quinque, è un simbolo cosmico è un quaternario falsato da un doppio centro!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Che cos&#8217;è per noi il numero 5?</strong></p>
<p>Il <strong>5</strong>, dal latino <strong>quinque</strong>, è un simbolo cosmico &#8211; per dirlo con paroloni è un quaternario falsato da un doppio centro!-; unione del 2 maschile e del 3 femminile , concepimento dell&#8217;essere perfetto. Uomo Vitruviano, pentagramma, quadratura del cerchio.Per Pitagora è il numero dell&#8217;avventura, prima combinazione di un numero dispari e di uno pari, unione tra due esseri. E&#8217; il quinto elemento ricavato dai primi quattro, unione tra due esseri. numero dell&#8217;uomo, mediano tra terra e cielo, collega l&#8217;alto con il basso. incarna l&#8217;evoluzione verticale, un movimento progressivo e ascendente. perchè ci piace? perchè lo abbiamo fatto nostro ? beh, semplicemente per la sua imprevedibilità.!come tutti i numeri dispari, generà attività, evoluzione e movimento progressivo, oppure involuzione, discesa e degradazione. L&#8217;individuo che lo possiede ha in sè l&#8217;esigenze di sentirsi libero.</p>
<p><strong>Vogliamo essere indipendenti, curiosi, adoriamo incontrare gente e i cambiamenti! Ci piace avere la mente ricettiva e adattarci alle nuove situazioni e far divertire gli altri. </strong></p>
<p><strong>Questa è solo la base da cui siamo partiti. Il 5 non è stata di certo  una scelta casual</strong></p>
<p><strong>cinque, quinque, &#8220;pente&#8221;, fimf, hing, penki. Prima del 6, dopo il 4. 5 is everywhere!<br />
</strong></p>
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		<title>Extremely loud and incredibly lightweight: the new woman.</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 15:16:54 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[amazzone]]></category>
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		<description><![CDATA[Milano. Settimana della Moda: 22-28 febbraio 2012]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Milano</strong>. Settimana della Moda: <strong>22-28 febbraio 2012. 137</strong> collezioni per la prossima stagione autunno-inverno. Quanti numeri! Per il centro, in terra,  si snoda un nastro rosa che unisce il quadrilatero delle sfilate. NON c&#8217;è una terra di mezzo: o sei IN o sei OUT. quantità spropositate di giornalisti, addetti ai lavori, modelle e modelli &#8211; la dolce crema dell&#8217;umanità- camminano tra  <strong>Palazzo Sforzesco, Palazzo Clerici e Circolo Filologico</strong>! Creature sottoposte a trasformazioni continue in questi sette giorni di delirio &#8220;fashionista&#8221;! In tempo di crisi, la moda ci riprova. Presenta una donna capace di affrontare il &#8220;periodo blu&#8221; del mondo, grunge, dandy, ottocentesca giorno e notte. <strong>IL NERO DOCET</strong>.  bastano pochi aggettivi per descrivere la nuova &#8220;domina&#8221;: notturna -sempre pronta all&#8217;uscita dell&#8217;ultimo minuto- , un po&#8217; androgina e rock, con il capello scomposto e l&#8217;occhio cerchiato (provato dalla folle notte precedente). nonostante i connotati &#8220;maledetti&#8221; , c&#8217;è stato però un cambiamento fondamentale: la donna di oggi  deve sorridere alla vita! Una party/bad-girl con i piedi per terra! Di ragazze tristi ne abbiamo piene le tasche : la donna di oggi è una guerriera, un&#8217;amazzone che non vuole (e non deve!) chiedere niente. E da amazzone non ha solo il piglio, ma anche gli stivali stringati, le giacche, le borse, le leggere e impalpabili pellicce!</p>
<p><strong>E LA NOTTE? CHE SUCCEDE AL GENTIL SESSO &#8220;WHEN THE SUN GOES DOWN&#8221;?</strong></p>
<p><strong>Il nero rimane un must, ma la materia si alleggerisce: quella che abbiamo di fronte è una donna luminosa grazie allo chiffon e al tulle. Inoltre, che la pelle e il corpo siano in bella mostra! </strong></p>
<p>Ci sono alcuni versi  di una poesia (&#8220;Sogno di un&#8217;amazzone&#8221;) che ben riassumono  la donna delle passerelle milanesi:</p>
<p><strong>&#8220;siamo viandanti del sogno,</strong><br />
<strong>schizzo a mano libera e briglia sciolta</strong><br />
<strong>sangue caldo e anima pellegrina</strong></p>
<p><strong>e quando la notte</strong><br />
<strong>stenderà la buia pennellata</strong><br />
<strong>sosteremo al bivacco</strong><br />
<strong>e guarderemo il fiorir delle stelle&#8221;.</strong></p>
<p>Ergo: Una donna &#8220;malvagia&#8221;? !?!?!Quel tipo di donna di cui un uomo non si stanca mai!</p>
<p><strong>ENJOY YOUR FASHION WEEK!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Vita d&#8217;artista.</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 14:58:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Era del social network. Esistenza di una comunity virtuale. Necessità di ostentare la propria individualità spersonalizzata. OSSIMORI.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era del social network. Esistenza di una comunity virtuale. Necessità di ostentare la propria individualità spersonalizzata. OSSIMORI.L’individualità di cui oggi parliamo non è certo quella dei poeti e pittori Romantici e il genio che quotidianamente cerchiamo di trovare scavando nella nostra materia grigia perde di quella spontaneità creativa che lo contraddistingue nella sua oggettività. Si, perché il genio è oggettivo. La connotazione soggettiva gliela abbiamo accollata noi nel momento in cui abbiamo sentito la necessità di dargli una definizione umana e terrena. Libero, schiavo del solito &#8220;ineffabile loro&#8221;, alternativo, oltre i limiti della morale,semplicemente &#8220;se stesso&#8221; dovrebbe essere l&#8217;artista. No a  linee perfette, no a colori da catalogo freddi e calcolati. il background è fondamentale, la conoscenza di coloro che sono venuti prima è il pane quotidiano. Ma, come dicono i saggi vecchi canuti, &#8220;chi ha il pane, non ha i denti&#8221;. Non dite mai più che l&#8217;arte e&#8217; morta. L&#8217;arte non è morta finchè ci saranno persone capaci di respirare arte e di dare arte. dare arte, ricevere arte. L&#8217;arte e&#8217; una rete materica, visibile, tangibile, è atto e potenza insieme. L&#8217;arte e&#8217; &#8220;dunamis&#8221;. la vita di colui che fa ciò, qualunque sia lo scopo e/o il fine, merita. non c&#8217;è più il bohemien, lo spostato, l&#8217;animale morente. la vita d&#8217;artista è la vita di molti, di tutti coloro che amano. Qualcuno mi ha insegnato che l&#8217;arte non è per tutti, ma che tutti devono avere la possibilità di conoscerla. e lo stesso vale per l&#8217;artista. colui che vive a modo suo senza essere un A-nomalo.</p>
<p><strong>&#8220;SONO UN ARTISTA. L&#8217;ARTE NON HA COLORE E NON HA SESSO&#8221;.</strong></p>
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		<title>Coming soon.</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 14:09:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A breve una sorpresa per voi. Department5]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A breve una sorpresa per voi. <img src='http://www.department5.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt="news Coming soon. Department 5 Abbigliamento " class='wp-smiley' title="Coming soon." /> </p>
<p>Department5  on the road!</p>
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		<title>Revival.</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 14:08:31 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ryam gosling]]></category>
		<category><![CDATA[sean connery]]></category>

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		<description><![CDATA[La neve abbonda. La connessione è pessima...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La neve abbonda. La connessione è pessima e la  lettura mattutina dei giornali me la scordo. Decido allora  di cercare in soffitta  i moonboots (rigorosamente from the eighties e rigorosamente rosa confetto!) e, una volta trovati, mi armo di coraggio, esco, faccio due chiacchiere con i pinguini della porta accanto e compio la mia missione: comprare il quotidiano! evitando le prime pagine (che mi danno un ovvio senso di ansia) mi fiondo sulla sezione moda. Bene! Oggi &#8220;L&#8217;ineffabile loro&#8221;  ci comunica che la moda la detta il cinema. Quindi, ripercorriamo gli ultimi cinque decenni di storia in nome del signor Stile.</p>
<p>Gli anni 50 non sono solo Brillantina, Teddy Boys, Bill Haley e &#8220;Nel blu dipinto di blu&#8221;, ma anche Audrey Hepburn che insegna al &#8220;gentil sesso&#8221; a camminare come un uomo, usando le <strong>BALLERINE</strong> (via ai tacchi a spillo!). Nel mentre, Marlon Brando sfodera la <strong>canottiera</strong> in un &#8220;Tram chiamato desiderio&#8221;. Nei 60 del boom economico nasce la<strong> Nouvelle Vague</strong> e comincia a diffondersi il taglio alla garçonne di <strong>Jean Seberg</strong> (&#8220;Fino all&#8217;ultimo respiro&#8221; del mio amatissimo Godard). Sean Connery, in &#8220;Dalla Russia con amore&#8221;, sfodera lo <strong>smoking </strong>accompagnato dal Martini  SHAKEN, NOT STIRRED. I Settanta vedono una donna metropolitana e intellettuale come  <strong>Annie &#8220;La di da&#8221; Hall </strong>con camicia, gilet e cravatta mentre Alain Delon gira ne &#8220;La prima notte di Quiete&#8221; con un <strong>cappotto di cammello</strong> e la sigaretta sempre stretta tra i denti. Gli 80 amano il <strong>total black</strong> dei Blues Brothers e i pizzi di Madonna che, &#8220;like a virgin&#8221;, porta croci e rosari, ma  nei 90 tutto cambia e hanno la meglio le <strong>Manolo</strong> di Sarah Jessica Parker e delle sue amiche in &#8220;Sex and the City&#8221; e i <strong>cuissardes </strong>di Julia Roberts che diventa una &#8220;Pretty Woman&#8221; veramente fortunata. Infine gli anni 2000. Cosa dire dei nostri anni?!?! Anni camaleontici, caleidoscopici che non fanno altro che <strong>RI-PROPORRE, RE-INVENTARE, RE-CICLARE.</strong> Ma di una cosa, noi donne, siamo certe: <strong>Ryan Gosling</strong> ci piace con quel bomber di raso con scorpione ricamato in &#8220;Drive&#8221;.  Permettetemi di dirlo : istiga alla violenza!</p>
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		<title>What is happening?!?</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 20:10:32 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[marion cotillard]]></category>

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		<description><![CDATA[Chic si nasce, non si diventa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://"><strong>Mila Kunis</strong></a>, la bella attrice americana di origini ucraine , è la nuova testimonial della storica <strong><a href="http://">Miss Dior</a></strong> , una di quelle borse che rientrano nel tempio &#8220;des sacs&#8221;.  Piccola al punto giusto , rossa matelassè , con intarsi intrecciati su fondo ne ro o in cocco &#8220;sale e pepe&#8221;, è impossibile che passi inosservata! La catena, poi, so punk!  Fino a qui, non fa una piega. La domanda che,però, aprendo le riviste  mi è subito balenata in testa è stata: &#8220;Ma che è successo a <strong><a href="http://">Marion Cotillard</a></strong>?!?&#8221;.  Non che sia sparita dalla scena cinematografica -è da poco diventata mamma del piccolo Marcel insieme a quel gran bel pezzo d&#8217;uomo di Guillaume Canet e a breve la vedremo ne &#8220;Il cavaliere oscuro- il ritorno&#8221; e in &#8220;Rust and Bones&#8221; dello stesso regista de &#8220;Il profeta&#8221; (marvellous movie!)-  ma, suvvia, incarnava perfettamente la maison Dior. Francese, sofisticata, interprete della beniamina d&#8217;oltralpe Edith Piaf, perfetta!  Ora: non vi pare che la Kunis sia la copia, solo di una decina d&#8217;anni più giovane, della Cotillard?!? Occhi profondi e verdi, stesso trucco, labbra carnose e incarnato di porcellana. Per non parlare, poi, dei capelli.  Bisogno di novità, forse? Oppure la cara Marion voleva un compenso oltre il budget previsto?!?! Non entro in merito alla questione, non è di mia competenza. Eppure, l&#8217;una è palesemente il surrogato dell&#8217;altra.  Il caro<strong><a href="http://"> Christian Dior</a></strong>, stakanovista quale lo ricordano (ormai in pochi!), non avrebbe badato a spese pur di ingaggiare una sua connazionale e sarebbe stato contrario al Botox imperante e ai &#8220;finti-fotonici&#8221; effetti che photoshop fa alla pelle e al giro-vita! Il loro solito patriottismo, in questi casi, lascia desiderare.   E scommetto che avrebbe citato Flaubert, dicendo: &#8220;Francese. Il primo popolo dell&#8217;universo&#8221;.                                         Chic si nasce, non si diventa.</p>
<p>Cara Mila&#8230;.&#8221;bedda mia!&#8221;</p>
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		<title>“Engouement” (piccoli scrittori crescono -parte II)</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 19:44:08 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Maria Sole Petroni]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ultima volta che ti vidi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’ultima volta che ti vidi eravamo in  un caffè. C’erano tutti:Carlo,Nicola,Emma,Giulia.  Non una parola fra noi, non uno sguardo: eravamo non solo come estranei, bensì come esseri perfettamente statici. Nel mezzo una spessa cortina di ferro che separava due binari.  Io però ti vedo e tu?  Quel giorno, il sabato in cui il corso finiva, vestivi una camicetta di lino bianco che  con la luce del lampione e la brezza tipica  di una qualunque sera di giugno,  si appoggiava al tuo incarnato pallido con un’eleganza che rendeva la tua figura sofisticata.   E poi i capelli. Il vento il faceva danzare. Lunghi e del colore del Marsala invecchiato. Li hai poi tagliati?Quella sera io ti amavo. Bevevi una limonata e parlavi dei tuoi progetti per l’estate: la vacanza in barca a vela con tuo padre, il corso di fumettistica, Barcellona…   Dovevamo andarci insieme a Barcellona. Era il nostro piano. Anzi no. Era il nostro viaggio. L’avremmo fatto con la mia macchina. Chissà chi pensavamo di essere: centinaia e centinaia Di chilometri con una “due cavalli” blu. Era sabato. Io portavo gli occhiali da sole, scuri, cosicchè nessuno potesse vedere dove guardavo; intanto bevevo caffè amaro.  Stavo studiando un volto che era stato mio, un volto che avevo modellato con le mie stesse mani; e poi giù, scendevo alla spalla ossuta, al seno, ai fianchi, all’incavo delle tue cosce. Le tue caviglie. Così sottili da sembrare di cristallo. Eri creta per me. Tu fingevi che io non ci fossi; ma io ti conosco, e so che lo facevi per compiacere il tuo orgoglio. Perché davvero sei di creta. Fuori e dentro. Il tuo cuore le armi non le possiede.L’ho sempre saputo io. Tutte le volte che mi dicevi: “sono un leone”, ti si leggeva negli occhi che ti sentivi un coniglio.  Bevevi una limonata.  E poi ne hai ordinata un’altra. Avevi sete. Nell’attesa sigarette.  Mai provato con il chinotto?  A me quello disseta. A casa ne tengo una scorta personale sotto la scrivania, così nessuno me lo ruba.   Si era fatto tardi, hai fatto per alzarti ma Emma ti ha trattenuto. D’altronde era l’ultima sera insieme. In quel momento  ho sentito come un colpo.  Una bacchettata in fronte, ma di quelle forti, come le dava il Maestro Piero a quel povero somaro di Giovanni.  Chissà che fine ha fatto Giovanni.  Sapevo che se n’era andato a vivere in campagna ad allevare lumache. È sempre stato un po’ strano. A te non piacciono le lumache. A me si. Sono morbide.  Sono femminili. Peccato la scia. Viene compensata dalle corna però. Limonata e chinotto.  Giallo e marrone.  Colori autunnali di bevande estive.  Bello no?!?  “forse è meglio che da qui proseguo sola”. Un biglietto per andartene da me.   E poi nessuna parola, o meglio, tante parole mai dette. Tante questioni irrisolte. Tanti interrogativi vaganti. Mi hai lasciato una grande paura, sai. Il tuo abbandono  mi ha spaventato a tal punto  da pensare di non riuscire ad innamorarmi di nuovo. E infatti  mi sono lasciato andare fra le braccia di tante donne, anche bellissime, ma tutte un po’ così. Tempo un mese e via. Il tedio, la noia. Con te no. Confronto, lotta, riconciliazione e  subito sangue, lacrime e libertà. Ero pronto all’amore. Che poi che cos’è  l’amore se non salite e discese?  E quando vai sul rettilineo? Quando puoi finalmente ingranare la quarta marcia …</p>
<p style="text-align: center;">Che succede?</p>
<p style="text-align: center;">Succede che sei felice.  Di quella felicità che si insidia fino ai peli e che diffondi parlando.  Ecco perché la gente vuole la felicità.  Che brutta parola “volere”.  La felicità non la cerchi, è lei che ti trova.  Se scavi come un forsennato, è lì che sei fottuto. Io lo sapevo che anche i miei peli erano felici.  Avevano accanto la loro idea di bello. Ti alzi. Ora hai finito anche il caffè; io sono passato alla crema catalana.  Vedo le tue gambe.  Lanugine bionda sui tuoi polpacci. Dai un bacio ad ognuno.  E poi, quando arrivi da me,  fissandomi negli occhi, esordisci con uno scontato: “Ciao”. Non sei mai stata scontata tu.  E dovevi esserlo proprio allora, al tempo del nostro addio? Forse quella è l’unica cosa che non ti ho mai perdonato.  Avevi gli occhi lucidi. Ma tu non piangi. Sei una dicotomia, mia cara. Delicata e brutale. Umile e orgogliosa.  Timida e feroce. Tenace e flessibile.  Camminando sui tuoi tacchi, hai svoltato in via Carducci  e sei scomparsa.Però ti sei voltata. Maledetta.   Sono passati quindici anni. Ti ricordi il vecchio signore  che abitava nel nostro piano  e che usciva tutti i giorni con la borsetta da postino in ricordo dei bei tempi andati?  È morto un mese dopo che te ne sei andata. Incredibile,  ma al tempo ci aveva lasciato una vecchia macchina da scrivere.  Era di sua moglie Palma.  C’era un biglietto incastrato dentro con su scritto:“Ai miei affascinanti vicini”.  L’ho buttata.  Ho sbagliato, lo so. Ma tanto chi l’avrebbe usata se non tu?  Io nel frattempo mi sono sposato.  Si chiama Livia e le voglio bene.  Si prende cura di me.  Era una di quelle belle donne di cui ti ho parlato.  Solo che a differenza delle altre ha i capelli come i tuoi  ed un nevo alla base del collo come ce l’hai tu.  Non l’avrai mica tolto? Ho due figlie: Greta e Anna. Sono alte e anche a loro piace la limonata. So che vivi a Parigi adesso. Lo dicevi che era la tua città. Scrivi libri per bambini.  Ne ho comprato uno. Bella la storia del trita-carta che sminuzza solo i fogli con brutti pensieri.  Il tutto me lo ha detto Carlo. So anche che ti sei sposata con un cuoco di Lione. È più bravo di me?  Può darsi…ma non credo. Quello che ho scritto non ti arriverà mai. Se lo farà, le macchie che vedi nel foglio bianco sono dovute al fatto che sto mangiando i biscotti al burro. E poi non scrivo bene. “periodi troppo brevi e frasi sconnesse”, diceva il solito Maestro Piero. Però, ho imparato a parlare.   Ti ho aspettato mentre lo facevo; esisto da anni e cammino sul filo come un trapezzista.  Non saranno le parole a fartelo capire, ma il fatto che il nesso logico qui c’è .È la mia logica .Adesso scappo. Vado a cucinarmi i pomodori fritti. Si,si,… tuoi preferiti.</p>
<p>Maria Sole Petroni<strong>.</strong><strong>(<a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1560711236&amp;amp;ref=tn_tnmn">facebook</a>)</strong></p>
<p>P.S. Work in progress.</p>
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		<title>Jeunes écrivains poussent.</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 12:59:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>department5</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Caro porco]]></category>

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		<description><![CDATA[E' un work in progress ma...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrittura nervosa, martellante.<br />
Un dialogo tra Filippo e se stesso, una lunga &#8220;cazzutissima&#8221; chiacchierata con il suo incoscio e il mondo.<br />
Un mondo che, da bravo conoscitore della giungla umana, non è mica facile da amare!<br />
Palahniuk ne sarebbe davvero felice.<br />
Irvine Welsh sorriderà sotto i baffi nel vedere un suo seguace!<br />
Vi propongo qui l&#8217;ultima creazione, fresca fresca di materia grigia.<br />
<a href="http://Caro porco, Capitolo 7">Caro Porco, Capitolo 7</a></p>
<p>E&#8217; un work in progress. Ma non può assolutamente deludere.<br />
<a href="http://www.facebook.com/pages/Caro-Porco/348323131858454" target="_blank"><strong>Caro Poco</strong></a><br />
<a style="text-align: center;" href=" http://www.facebook.com/profile.php?id=100003114256810" target="_blank"><strong>Luigi Filippo Santilli</strong></a></p>
<p><strong>Avoir du plaisir!</strong></p>
<p>>MSP.</p>
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		<title>All that Jazz!</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 10:30:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>department5</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Grande Gatsby]]></category>

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		<description><![CDATA[ Baz Luhrmann è già al lavoro ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Il consiglio per tutti i fashion-addicted?!?  (Ri)guardatevi (o, se avete il tempo e la voglia necessari, ri-leggetevi) il Grande Gatsby. Fitzgerald ci fece la sua fortuna negli anni 20 e <strong>Mia Farrow </strong>e <strong>Robert Redford</strong> furono definitivamente consacrati tra i grandi di Hollywood. Lasciate da parte la Grande Depressione (lo so, lo so, oggi è un&#8217;ardua impresa!) e concentratevi sulla Long Island di Daisy e James, sui loro abiti, sugli interni, le feste , i drink.                                                                                                                                                            Perchè?!?! Beh, le ultime sfilate non mentono: Bulgari e Dolce&amp;Gabbana per lui, Alberta Ferretti, Gucci , Carolina Herrera e Tory Burch per lei (solo per citarne alcuni&#8230;).                                                                                                                                                                                           <strong>OVUNQUE ABITI DRITTI, DECORATI E CON LE SPALLE NUDE, FLAPPER SKIRT! </strong> La trasparenza docet!    Proprio come la protagonista del capolavoro di Clayton ( ma anche la versione di Nuget del 49 e quella muta del 26 non scherzano affatto), la donna di oggi deve essere leggiadra, angelica, moderatamente frivola nel suo outfit e l&#8217;uomo, invece, ci piace con il  completo bianco di lino (e cravatta in tinta ovviamente!).                                                                                                                                                                                 L&#8217;ispirazione non manca di certo.  Bastano già poche parole per entrare nel giusto mood con il giusto abito: &#8220;Le anime nude sono sempre così miserabili!&#8221;</p>
<p><strong>Throw in the Roaring 20&#8242;s!</strong></p>
<p>P.s. Baz Luhrmann è già al lavoro con Leo di Caprio e la dolce Carey Mulligan sul set del nuovo film, rifacimento dei rifacimenti!                                                                                                                                                                                                                                                          Io, però , sono un&#8217;inguaribile amante dell&#8217;affascinante Robert&#8230;</p>
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